Definizione di quaderno tratta dall’Enciclopedia Italiana Moderna della casa Editrice Sonzogno Milano del 1941: “Dal latino Quaternus cioè formato di quattro; maschile; alcuni fogli di carta uniti insieme con o senza copertina; fascicolo di vari fogli di carta uniti per scrivervi esercizi, appunti; libro; registro; libro dei negozianti; memoriale; taccuino per gli appunti; agenda; fascicoletto di divulgazione per la stampa; fascicolo che si accompagna ad ogni concorso, d’ufficio, d’impresa, predeterminare gli obblighi dell’assuntore; quaderni di aritmetica per gli esercizi di calcolo a scuola; quaderni di calligrafia, con modelli di esercizi calligrafici; quaderni di cassa in cui tiene i conti separati il cassiere."

Così in poche righe, e purtroppo non in tutte le enciclopedie, viene liquidata la voce “quaderno”. Non si valuta mai la sua passata importanza di mezzo propagandistico-pubblicitario. Infatti mentre un qualsiasi altro veicolo di propaganda deve necessariamente essere indirizzato ad una particolare fetta di mercato o di utenza dall’altro, il quaderno, il banalissimo quaderno di scuola, ha il potere di entrare in tutte le case portando con sé un messaggio che volenti o nolenti abbiamo sempre sottomano, senza distinzioni di età, di censo o di sesso.

I quaderni sono da sempre immancabili ausili degli scolari: indispensabili per annotare nozioni apprese oralmente (anche qui vale il concetto di ”verba volant, scripta manent”), meno graditi nella loro funzione di palestra e prova di compiti ed esercizi. Quanti rigoni rossi e blu campeggiano a margine dei sudati lavori degli scolari! E quanta soddisfazione per quel “10” o quel “bene” messo lì, a piè di pagina, a suggellare la nostra applicazione!

La loro nascita deve però essere fatta risalire a molto più lontano. Già gli studenti romani ne utilizzavano una versione ante litteram, molto semplice ,ma assai ingegnosa costituita da due tavolette di legno legate tra loro da anelli e ricoperte di cera nella loro faccia interna: con un punteruolo potevano incidere a piacere frasi e esercizi cancellando tutto alla fine, riutilizzando le tavolette praticamente senza limiti. Il solo difetto consisteva nel fatto di non poter archiviare le nozioni apprese considerato lo spazio che doveva essere necessario per conservare le tavole. E’ solamente con la comparsa della carta a buon mercato che cominciano a nascere i quaderni come noi li intendiamo oggi: un gruppo di fogli piegati in due e cuciti tra loro con una corda. Venivano generalmente utilizzati per fare dei conti, come brogliaccio di appunti, per tenere nota dei creditori, per annotare ricette e versi di letterati famosi diventando così dei bignamini rigorosamente personali pieni di massime e aforismi che fanno intuire, al lettore moderno, l’animo dell’antico estensore carpendone un po’ del suo cuore.

Per avere una grande diffusione dei quaderni, in particolare modo quelli come li intendiamo noi oggi, dobbiamo attendere la metà del 1800: risale ad allora l’emanazione delle leggi che disciplinavano l’Istruzione scolastica del futuro Regno d’Italia. Con la legge Casati del 13 Novembre 1859, n. 3725 dal titolo “Dell’amministrazione della Pubblica Istruzione” si tracciano le basi di quello che sarà il futuro ordinamento scolastico del Regno d’Italia fornendo le disposizioni generali riguardanti l’Istruzione superiore, l’Istruzione secondaria classica, l’Istruzione tecnica e l’Istruzione elementare. Con la successiva ed integrativa Legge Coppino del 15 Luglio 1877 s’istituisce la scuola dell’obbligo per i bambini con un’età compresa tra i 6 e i 9 anni. La piaga dell’analfabetismo resterà alta a lungo in Italia, nonostante gli sforzi compiuti dal Governo per dotare i nuovi sudditi di una cultura, di un’educazione civica e di un senso d’unità che stentava ad essere condiviso da genti così eterogenee quali erano le popolazioni dell’Italia d’allora.

Cartella, libri, astuccio e quaderni: ecco il corredo dello scolaro tra fine ’800 e quasi tutto il ‘900. All’inizio erano esternamente tutti uguali con la copertina fatta di carta spessa, sobriamente colorata, raramente marmorizzata o adornata da scarni fregi stilizzati. Verso il 1880 vennero commercializzate copertine che mostrano immagini di notevole pregio; la moda ebbe carattere europeo e tavole pregevoli si trovano in Francia, Italia e Germania. Sul finire del secolo compaiono i severi quaderni di scuola con copertina nera che resteranno a lungo in produzione convivendo e sopravvivendo a mode, a stili, a regimi, a guerre e a catastrofi. Chi non ha mai visto un quaderno dalla copertina nera nel cassetto contenente i ricordi della nonna?

Col passare del tempo le mode cambiano, l’Europa è inebriata dall’Art Nouveau e da tutti gli stili che seguiranno: l’arte grafica e di conseguenza anche la copertine dei quaderni di scuola si adattano ai tempi e c’è chi spezza la monotonia ricoprendo con carte colorate i quaderni: da quel punto allo stampare direttamente in colori diversi la copertina dei quaderni il passo fu breve. Cominciarono a comparire spazi per le intestazioni e le prima vignette, in genere a carattere divulgativo. Si toccano argomenti insoliti quale lo Sport visto in funzione di educare i giovani al salutare esercizio fisico e alla sana competizione, l’educazione civica con vignette tratte da fiabe o episodi a chiaro sfondo morale.

Un grande salto viene fatto in occasione dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e con l’entrata nel conflitto dell’Italia: come su tutta la carta stampata anche sui quaderni di scuola compaiono scene patriottiche riferite al risorgimento, ad avvenimenti vittoriosi riferiti alla recente guerra con i Turchi per la conquista della Libia nel 1911-12, oppure ad episodi eroici della guerra in corso contro gli austro – ungarici. Bersaglieri che corrono sprezzanti del pericolo contro il nemico, alpini che assaltano all’arma bianca le trincee avversarie, aviatori che ingaggiano entusiasmanti duelli aerei: tutte cose fatte per stimolare le vergini menti della popolazione studentesca dell’epoca che di televisione e di radio non aveva ancora sentito parlare, che a mala pena leggeva qualche quotidiano e che basava le proprie conoscenze della situazione politico-militare dell’epoca (soprattutto nelle campagne) sui racconti dei reduci, sul “si dice”, su novità riportate da viaggiatori che venivano dalla città. Era fondamentale infondere, soprattutto nei giovani, l’amor patrio, il senso dell’unità dell’Italia e degli italiani (frutto di un’alchimia nata il risorgimento) esempi di stili di vita da seguire, certezza dell’esito positivo del conflitto. In realtà le cose non erano esattamente così, al fronte non erano tutte “rose e viole”, i nostri soldati venivano mandati spesso allo sbaraglio, male equipaggiati ed impreparati al sacrificio che li attendeva. Nessuna notizia dell’immane ed inutile carneficina che era in atto nello scontro con gli austriaci, ed ecco che migliaia di giovani lasciano i banchi di scuola e si arruolano volontari ignari del fatto che le alte autorità dello stato li considerano solo carne da macello. Sarebbe interessante raccogliere e leggere le lettere inviate dal fronte di quei ragazzi dall’età compresa tra i 18 e i 23 anni e poter valutare il loro stato d’animo prima della partenza e dopo il loro “battesimo del fuoco”.

Il dopo guerra è caratterizzato da euforia, voglia di lasciarsi dietro un passato: sulle copertine dei quaderni si onorano i caduti, si raccontano storielle.

Ottobre 1922: marcia su Roma, avvento del Fascismo al potere. La macchina propagandistica del Regime si insinua in tutti i settori della vita quotidiana con metodi di persuasione più o meno ortodossi e più o meno occulti. Ovvio rivolgere la propria attenzione ai giovani che saranno l’ossatura del Paese di domani. Dove, meglio che a scuola, si possono plasmare i futuri “legionari”? E quindi ai giovani scolari pasti caldi, esercizi ginnici, disciplina, adunate, campi paramilitari….e studio! I quaderni rientrano in questo meccanismo già collaudato durante la I guerra mondiale. Per quanto riguarda l’aviazione, che è l’argomento della nostra ricerca, valgono le stesse regole attuate per le altre Armi o gli altri settori economici e culturali, con il vantaggio che proprio in quegli anni vede la propria nascita l’aviazione militare come arma indipendente. Sorgeva la necessità creare consensi verso quella che era considerata una delle creazioni del regime e occorreva inculcare una cultura aeronautica per formare schiere di aviatori per questa nuova Arma Vengono individuati degli eroi del passato da portare come esempio di stile di vita, vengono esaltate di volta in volta le gesta di personaggi che il regime ritiene utili alla propria causa, vengono evidenziate il progresso della tecnologia italiana e le opere del regime, si inneggia alla grandezza del popolo italiano.

E così ecco celebrate le gesta di Gabriele d’Annunzio e il suo volo su Vienna con il lancio di volantini per indurre pacificamente gli austriaci ad interrompere le ostilità; ecco celebrate le grandiose imprese sportive di personaggi come Umberto Nobile, Francesco De Pinedo, Italo Balbo tanto per citarne alcuni trai più famosi. Famosi illustratori del periodo danno sfoggio della loro bravura sfornando una serie di piccoli capolavori artistici che contribuivano a far volare la fantasia dei piccoli alunni.

A metà degli anni trenta cominciano una serie di scellerate imprese militari volte a mostrare al mondo la nostra potenza militare e a recare finalmente all’Italia il tanto agognato “posto al sole”. Ed ecco che la macchina della propaganda si mette in moto per far vedere quanto utile, necessaria ed inevitabile fosse una determinata guerra. Vengono scomodati i caduti delle nostre passate ed amare esperienze coloniali in Eritrea e in Libia, si esaltano epici (ed impari) scontri tra la nostra aviazione e orde di selvaggi appiedati che vivevano per lo più in capanne fatte di fango e paglia, si mostrano le nuove tecniche di combattimento aereo. E alla fine, e siamo alla fine degli anni trenta, ecco una interminabile serie di “Medaglie alla Memoria” attribuite a giovani vite spezzate per la grandezza dell’impero di Roma!

Siamo alla Seconda Guerra Mondiale, le immagini di propaganda e militaresche fanno la parte del leone: vengono mostrate fino all’ossessione le potenti ( si fa per dire) macchine da guerra della nostra aviazione, sono riportati episodi di eroismo di numerosi aviatori costretti a combattere una guerra con mezzi inadeguati ed insufficienti per fronteggiare un avversario agguerrito, numeroso e ben armato. Le immagini non hanno bisogno di essere commentate.

Il passaggio al dopoguerra è segnato da una brusca interruzione del filone nazionalistico che lascia il posto a scenette comiche e avventure a fumetti. Personaggi di Salgari come Sandokan ed i suoi tigrotti diventano protagonisti di storie avvincenti o vengono mostrate le “novità” tecnologiche importate dall’america, nessun accenno al recente passato. E’ tangibile la difficoltà incontrata dagli editori nel trovare argomenti e tematiche accattivanti, era finita l’epoca dove gradi artisti dedicavano il loro genio alla propaganda di regime: ci si accontenta di disegnatori, per lo più anonimi, che illustrano in modo a volte grossolano le copertine facendo loro perdere quelle caratteristiche che ne avevano fatto in passato un importante veicolo di comunicazione di massa.

Arriva poi l’epoca delle copertine decorate con disegni simili a tessuti o plastificate dove la fantasia e la creatività trovano ben poco spazio. E’ necessario il ricorso ad avvenimenti come la conquista della luna per allontanarsi temporaneamente dal grigiore imperante. Un ritorno all’arte grafica lo si deve ai giapponesi e ai loro cartoni animati pieni di fantastici eroi: pur di vendere vengono riprodotte immagini di Heidi o di Goldrake che sono i personaggi che più sono richiesti dai giovani. Il quaderno di scuola, quindi, si trasforma da veicolo di propaganda a puro “gadget” commerciale che segue le mode per trovare un suo spazio commerciale: cosa questa che si è mantenuta e si mantiene purtroppo anche oggi.

  • Ultimo aggiornamento: Sabato 29 Luglio 2017.